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Soffrite di dolore alla spalla e volete
rivolgervi ad uno specialista che ne scopra la
causa e vi fornisca la cura. La domanda sorge
spontanea: ortopedico o fisiatra?
Urge quindi una prima distinzione: l’ortopedico
cura le malattie delle ossa e le articolazioni
con cure mediche, chirurgiche o fisiatriche. La
figura del fisiatra è più ampia, perché non cura
solo le malattie delle articolazioni, bensì
anche il comparto neurologico, dall’infanzia
fino alle malattie tipiche dell’età avanzata (
v. paresi).
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L’ortopedico spesso “consegna” il paziente
al fisiatra per una riabilitazione
post-chirurgica, o addirittura lo indirizza prima
dell’intervento per una terapia di potenziamento
muscolare, che renda più facile sia l’intervento stesso,
sia il decorso post-chirurgico.
Abbiamo già visto come sia complessa la struttura
articolare della spalla; ne consegue che anche la
riabilitazione è lunga e difficile. Abbiamo chiesto ad
un fisiatra di comprovata esperienza, il Dott. Marcello
Ancona, alcune indicazioni per comprendere l’approccio
fisiatrico ai nostri dolori. Vi riportiamo quanto ci ha
spiegato suddividendolo in alcune importanti parole
chiave:
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Semeiotica prima di
tutto: la moderna tecnologia ci offre esami
diagnostici (RX, TAC, risonanza magnetica) che aiutano
lo specialista a capire il problema. Per il Dott. Ancona
è altrettanto importante l’osservazione del paziente, la
sua postura, il dialogo e la visita approfondita “come
facevano i medici una volta”.
Semeiotica: (dal greco
sìmeio¯tiké 'studio, esame dei segni', da sìmeio¯tikós
'che osserva i segni') parte della medicina che studia i
sintomi delle malattie a scopo diagnostico
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Lavoro
sinergico: trovare la causa e la soluzione
di un dolore non è un processo matematico; si
tratta soprattutto di un sistema di relazioni
umane e professionali. Al fisiatra il compito di
stabilire la causa del problema e fornire al
fisioterapista le indicazioni terapeutiche
iniziali (diagnosi, tipo di terapia e numero di
sedute); il fisioterapista mette in campo la sua
preparazione e sensibilità per trattare il
paziente e riportare feed-back al fisiatra. Il
paziente deve interagire in modo attivo con il
fisioterapista per prendere consapevolezza del
proprio stato di salute e continuare poi il
lavoro a casa. |
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Acqua termale:
la riabilitazione in acqua, specialmente se
termale, è in assoluto la terapia più efficace.
L’acqua termale è più pesante e quindi consente
un maggiore galleggiamento. Il suo calore aiuta
il rilassamento muscolare. Grazie al personale
qualificato e specializzato nella mobilizzazione
della spalla con esercizi sia passivi che
attivi, la mobilità articolare migliora già dopo
2 sedute.
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Mobilizzazione “a denti stretti”: la
collaborazione del paziente è fondamentale, sia durante
la seduta con il fisioterapista, sia a casa. La
mobilizzazione della spalla è necessaria anche in
presenza di forti dolori. Tenerla bloccata significa
infatti peggiorare la situazione. Quindi stringete i
denti ed esercitatevi anche a casa seguendo i consigli
del fisioterapista (no al fai da te!).
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Esercizio del pendolo: stendetevi a
pancia in giù, sul letto o sul tavolo,
tenendo fuori dal bordo braccio e spalla
dolenti. Lasciate penzolare il braccio
disteso, affinché si rilassi tutta la
muscolatura.
1. Cominciate a far dondolare
il braccio in avanti e indietro,
coinvolgendo la spalla.
2. Sempre a braccio
steso, disegnate dei cerchi con la mano
prima in un senso, poi in un altro,
coinvolgendo la spalla. |
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Terapia “scaccia dolore”:
in caso di forti
dolori non demonizziamo la farmacologia
analgesica ed antinfiammatoria, che ci consente
di avere quel sollievo necessario per continuare
a mobilizzare le articolazioni. I farmaci
aiutano, ma devono essere considerati come un
tampone provvisorio e non una cura. Ricordate la
copertura gastrica!
Un’infiltrazione di
cortisone risolve a brevissimo il dolore perché
antinfiammatorio, ma ha forti controindicazioni
(nel tempo può causare sfilacciamento dei
tendini).
In alternativa ai farmaci la terapia
strumentale come le correnti antalgiche è un
valido aiuto antidolore.
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Consigli:
In fase acuta evitate le
fonti di calore dirette sulla parte dolente.
Il ghiaccio
dona subito sollievo e seda il dolore, ma in un secondo
momento crea un effetto rimbalzo. |
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